Bed
and Breakfast a Vieste del Gargano - Litoranea Vieste-Peschici Km 2,5
- 71019 VIESTE (FG) Tel. 0884/707328 - 705625 - Cell. 347/2608630 - Email: pasquina.guerra@tiscali.it - domenico.medina@tiscali.it |
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Vieste
è' la città più orientale del promontorio del Gargano,
delimitata da due lunghe spiagge sabbiose. Sulla parte alta della città è arroccato il pittoresco centro storico medievale, con viuzze strette ed abitazioni unite da archetti di contrafforte. |
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Il
Borgo medievale. Si snoda con le sue vie strette e tortuose tra le case bianche, dagli usci piccoli, unite, di tanto in tanto, da esili archi, che danno all'ambiente un spettacolo pittoresco. I balconi, profumati di basilico, sono guarniti di garofani e gerani, mentre le anziane casalinghe, confabulando fra loro, sferruzzano sui gradini degli sghembi e tozzi mignali (scalinate esterne con ballatoio). Poco distante dalla Cattedrale, fra via mons. Cimaglia e Ugo Boncompagni, è visibile la roccia, detta della "Chianca amara", su cui si vuole, per tradizione, che Draguth Rais abbia sfogato la sua sete di uccisioni. Negli stessi paraggi è la via Judeca, che testimonia l'antica presenza degli ebrei. Oggi la casbah è semidistrutta ed ha lasciato spazio ad una piazzetta aperta sullo strapiombo del mare. Di qui si scopre su una stretta striscia di promontorio il campanile della piccola chiesa di S. Pietro d'Alcantara e, sulla parte estrema, la luminosa facciata della Chiesa di S. Francesco con il suo ex monastero. Questo appartenne ai Francescani Conventuali fin dagli inizi del 1500 e fu soppresso nel 1809 durante il dominio francese da Gioacchino Murat, re di Napoli. Scendendo per via Uria si incontra la piazzetta del Seggio, anch'esso sullo strapiombo della Ripa. Il Seggio o Sedile di S. Giorgio (ora incorporato in un complesso alberghiero) era una bassa costruzione, a base quadrata, su cui s'aprivano due ampie arcate, ed era sormontato da una torre con orologio. Serviva ai notabili del paese come luogo di riunione e spesso il Decurionato di Vieste lo utilizzava durante la elezione del Sindaco. Sulla facciata di un palazzo poco distante fanno spicco, in altorilievo, due leoni rampanti simmetrici ad ugual distanza da un artistico S. Michele e un balcone sostenuto da sei bellissimi gattelli, finemente lavorati, diversi l'uno dall'altro. Risalgono agli inizi del VI secolo. Passando sotto l'arco di via mons. Arcaroli, si incontra il mastodontico palazzo con un magnifico, ma deturpato portale. Fino al 1652 era adibito a monastero dei padri Celestini. A poche decine di metri è la piazza Vittorio Emanuele II, meglio conosciuta come piazza del Fosso. In essa si svolgono le manifestazioni delle feste patronali e quelle organizzate durante l'estate dall'Azienda di Soggiorno e Turisno. Di qui si accede al corso L. Fazzini e al Municipio e si è nel centro moderno. Altro monumento antico bisogna cercarlo su via Vespucci, nei pressi del porto, quasi nascosto agli occhi dei passanti. E' il Convento dei Cappuccini del XVII secolo, la cui fattura denota l'architettura povera dei frati di S. Francesco. All'interno giganteggia sull'altare centrale il quadro della Madonna di Costantinopoli della stessa epoca, dipinto da Giovanni Lo Preite. |
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La
Cattedrale. Costruita nella seconda metà dell'XI secolo, a circa 100 metri dal Castello, conserva ancora nel suo complesso il primitivo stile romanico-pugliese e nel campanile quello del tardo barocco. Le distruzioni e i saccheggi come quelli operati dai saraceni del 1480 e 1554, i diversi terremoti, particolarmente disastrosi quelli del 1223 e del 1646, l'incuria del tempo e la mania di adeguarsi agli stili delle epoche, hanno fortemente influenzato il monumento. L'interno, a pianta di basilica romanica, è costituito da tre navate, divise da due file di 6 colonne ciascuna, i cui capitelli, cinque corinzi e cinque cubici (altri due sono andati distrutti), presentano motivi diversi: foglie arrotondate, foglie di palma e di acanto, tralci e animali, come cavalli, uccelli, galli, un bue, un drago. Anche se incise con una tecnica rudimentale rivelano grande capacità compositiva. Della costruzione originaria della Cattedrale rimane il corpo centrale della facciata a settentrione in cui è posto l'ingresso laterale. Questo si apre al centro di un archivolto a bassorilievo con motivo a racemi, e da un riquadro con cornici a foglie di palma, ai cui lati sporgono due protome leonine (una ancora in ottimo stato), a tutto tondo, simmetriche, volgenti la testa verso chi entra e stringendo fra le zampe un rotolo. Su questa parete dovevano correre un certo numero di finestre, uguali a quella esistente, doppiamente strombate, con triplici serie di cornici diverse finemente elaborate e con arco a tutto sesto. Le absidi, che in origine erano semicircolari, nel XIII/XIV sec., hanno fatto posto al Coro e a due cappelle. Nello stesso periodo sono sorte anche le cappelle delle navate laterali. Le capriate della navata centrale sono state coperte nel XVIII secolo da un soffitto (plafond) ligneo dipinto a tempera di stile barocco napoletano, in cui sono inserite tre grandi tele, raffiguranti la Madonna Assunta, titolare della chiesa, S. Giorgio, protettore della città, e S. Michele Arcangelo, protettore del Gargano. Altre opere di rilievo sono: la pala del Rosario del genovese Michele Manchelli del 1581; le settecentesche tele della SS. Trinità del viestano Giuseppe Tomaiuolo e della Madonna col Bambino e Santi di scuola veneta; il Cristo Morto, altorilievo marmoreo di scuola michelangiolesca e la pregevole statua in legno di tiglio di S. Maria di Merino, protettrice di Vieste, di epoca incerta. Di fronte all'ingresso centrale della Cattedrale è l'episcopio. Della sua magnificenza non è rimasto più nulla a causa di crolli causati dal terremoto del 1646 e quello del 1754. Sulla facciata sono murati, al di sopra del portone, gli stemmi dei vescovi Del Pozzo e Tontoli e, più distanziato quello di Cimaglia. |
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Il
Castello. Per la sua posizione strategica, Vieste costituì sempre uno dei maggiori capisaldi di difesa del Gargano e conservò fino al 1846 il titolo di Piazza d'armi. Tutti i governanti del Regno dell'Italia meridionale, dai Normanni ai Borboni, hanno sempre tenuto nella massima considerazione questo avanzatissimo posto dell'Adriatico e lo hanno sempre dotato di "bastevole munizione e di maggior numero di soldati..." (V. Giuliani, 1768). Il Castello, che sovrasta con la sua imponente mole il quartiere medioevale, viene fatto risalire alla II metà del sec. XI, quando conte di Vieste era il normanno Roberto Drengot. E' a pianta triangolare, corredata agli spigoli (nord. Est ed Ovest) di tre bastioni a punta di lancia, che incorporano quelli più antichi a base circolare. A Sud, invece, sul limite dell'alto strapiombo della costa, si ergeva la fabbrica con la cappella, una serie di abitazioni e un piccolo cinquecentesco bastione. Durante le lotte tra il Papato e Federico II (1240), subì con la città, da parte dei Veneziani, notevoli danni. Si vuole che lo stesso Imperatore accorse a Vieste e si preoccupò immediatamente di riedificarlo e ampliarlo, di rinforzare le mura della città e di restaurare anche la Cattedrale. Nei secc. XV e XVI resistette alla furia devastatrice di Acmet Pascià e Draguth Rais, e nel 1646 col terribile terremoto, crollò gran parte di esso. Altri danni li subì, all'alba del 24 maggio 1915, al momento dell'inizio delle ostilità con l'Austria, quando fu cannoneggiato dal cacciatorpediniere Lika. Successivamente lo stesso cacciatorpediniere, insieme all'incrociatore Helgoland e i caccia Csepel e Tatra, rivolse i cannoni contro il cacciatorpediniere Turbine, accorso in aiuto di Vieste, affondandolo a poche miglia dalla città. |
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La
Foresta Umbra. E' meta dei veri appassionati della natura che si avvicinano ai suoi diversi ambienti con rispetto. A tale scopo l'Amministrazione per le Foreste Demaniali del Gargano ha approntato una serie di strutture per rendere più agevole la visita del complesso forestale. Infatti sono state attrezzate aree di sosta e per il picnic, un Centro Visitatori dove sono esposti un plastico del promontorio nella scala 1:25.000, vari pannelli esplicativi sugli aspetti geologici, paleontologici e floro-faunistici garganici, una mappa con i sentieri interforestali guidati, e all'aperto, una minuziosa ricostruzione di una capanna con gli attrezzi dei tagliaboschi e una carbonaia a grandezza naturale. Tale complesso si estende per più di 10.000 ettari, da 272 a 827 metri sul livello del mare. La Foresta, il Nemus Garganicum citato spesso da Silio Italico, Ovidio, Strabone, Virgilio, Orazio, Lucano, è il più importante residuo delle primitiva selva millenaria e deve il suo nome di Umbra al fatto che i raggi del sole difficilmente riescono a penetrarvi. |
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La
costa. Il proiettarsi dell'abitato sulla lingua di terra nel mare, dà la sensazione di vivere su una splendida isola, costellata dalle mille variopinte vele dei Windsurf, che si culla al soffiar dei venti e al dondolio delle onde del mare. Il territorio, poi, si allunga, a Nord-Ovest e a Sud, con sinuose coste e fra punte rocciose che spesso si immergono bruscamente, dà spazio ad arenili di notevoli vastità e bellezze. La sabbia è scintillante, finissima, dal tenue color rosa argentato, soffice più del velluto e impalpabile come cipria e il piede dell'uomo vi affonda con molta facilità. Sono da ricordare per la loro vastità e lunghezza, sul versante settentrionale, le spiagge di S. Lorenzo (km 2), Punta Lunga (km. 0,8), Scialmarino (km 4,5), di Sfinale e Sfinalicchio (km 1,8), e, a mezzogiorno, quelli del Castello (km 4) e di Porto Nuovo (km 2,5), protetto da due caratteristici isolotti. Anche se piccola, la Baia di S. Felice, incassata fra due dossi cosparsi di folta e profumata pineta, è la più suggestiva. A renderla tale si presta l'Architiello, un costone ampiamente forato, posto al suo imbocco come un portentoso arco di trionfo. La leggenda vuole che sia stato costruito dalle Ninfe marine e dai Tritoni per accogliere nel mese di luglio Nettuno, re del mare, in viaggio di piacere con Anfitrite sua sposa e tributargli feste ed onori. Poi, altrettanto splendide, seguono le spiagge ghiaiose di Campi (km 0,8) e di Pugnochiuso (km 0,4). Lungo tutta la costa garganica, nelle parti più preminenti si intravedono ancora diverse torri a base quadrata. Sono avamposti costruiti nella prima metà del '500, durante il Vicereame di Spagna. In origine erano 25 e servivano essenzialmente a segnalare, col fumo di giorno e con fuoco di notte, i pericoli di incursione da parte di nemici o di pirati. Fra la natura rigogliosa e il mare pulito, cristallino, trasparente, la costa alta accoglie innumerevoli cavità che sono veri prodigi di incanto e meraviglia, operati dal riverbero delle luci e dei colori, dalla trasparenza diafana delle acque e dall'artistico gioco delle rocce rose e smerlettate. Qui la fantasia e la suggestione trova il suo più ampio sfogo della meraviglia, fra l'attonito e il trasognato. I pescatori si son divertiti a battezzarle con i nomi più curiosi e congeniali, come, per citarne alcuni: grotta Sfondata, Campana, dei Contrabbandieri, la grotta dei Due Occhi, Dei Colombi, dei Pipistrelli, la grotta Calda o delle Viole, della Tavolozza, delle Sirene, quella dei Sogni e del Faraone, la grotta Smeralda, dei Marmi e del Serpente... |
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Altro
stupendo richiamo è il Pizzomunno; il mastodontico
e superbo monolito che si eleva a pochi passi dallo strapiombo su cui
si affaccia il Castello, quasi a sorvegliare le fortune del paese, simile
ad una vecchia guardia brontolona. La leggenda vuole che Pizzomunno sia in realtà un aitante pescatore viestano, fidanzato della splendida Cristalda, pietrificato dal dolore dopo che le Sirene, invidiose di questo amore, trascinarono la ragazza negli abissi marini, condannando, così, i due giovani a dividersi per sempre... La leggenda narra che una notte ogni 100 anni, il Dio del mare Nettuno consenta ai due sfortunati amanti di incontrarsi di nuovo... così, Pizzomunno, alla vista di Cristalda che riemerge dal mare riacquista le sembianze umane per trascorrere con la sua amata una notte d'amore... |
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| Il villeggiante che ama viaggiare ed è desideroso di conoscere altri ambienti, può inserirsi nelle gite collettive e visitare le suggestive grotte marine lungo la costa meridionale di Vieste, le affascinanti isole di Tremiti, la grotta di S. Michele a Monte S. Angelo o la tomba di Padre Pio a S. Giovanni Rotondo, le grotte carsiche di Castellana o lo zoosafari di Fasano o muoversi con la famiglia e gli amici per un pic-nic nella vicina Foresta Umbra. |
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Testi
del Prof. Matteo Siena, per i quali si ringrazia: www.viesteonline.it |
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